La Flora
La Contrada
La Contrada La Flora ha trovato la sua sede definitiva nella Cascina Mazzafame dopo un lungo percorso fatto di spostamenti nel quartiere. Dalle prime riunioni negli scantinati del dopoguerra, negli anni Sessanta la crescita di membri e attività portò a trasferimenti successivi tra via Vespucci, l’Oratorio Santi Martiri, via Ciro Menotti e infine via Novara 46, dove nacquero spazi strutturati come cucina, sala d’armi e guardaroba. Dopo la vittoria del 1997, giunta dopo trentasei anni, la contrada si stabilì nella Cascina Mazzafame, luogo simbolico legato alla leggenda della battaglia tra il Barbarossa e la Lega Lombarda.
Oggi il maniero è il cuore vivo della contrada durante tutto l’anno. In autunno si celebra la Festa dell’Uva, mentre l’inverno è animato da eventi, cene e aperitivi che coinvolgono anche i più giovani. Non mancano occasioni di apertura al pubblico per valorizzare costumi e tradizioni, insieme a iniziative dedicate ai bambini, come feste stagionali e attività educative, pensate per trasmettere storia e valori.
Con la primavera iniziano i momenti più significativi: ad aprile si tiene l’Investitura religiosa della Reggenza, seguita a maggio da eventi come la Festa del Pane e la Cena Sarda, dedicata all’Isola che diede i natali al fantino che nel 1997 riportò la Contrada alla vittoria. Il calendario prosegue con feste, incontri e appuntamenti legati ai rituali del Palio, fino ai tre giorni finali, scanditi dalla Cena del Fantino e dalla Cena Propiziatoria.
Protagonisti di questo percorso sono i reggenti: il Gran Priore, responsabile amministrativo; il Capitano, cuore della corsa; la Castellana e la Gran Dama, custodi della convivialità, insieme a Scudiero, Gonfaloniere e Jack, figure chiave per il coinvolgimento dei più giovani.
Le vittorie collezionate finora sono 9, l’ultima è del 2021.
La Sfilata
Guerra ed armati. Ecco il tema della Contrada La Flora, il cui carattere militare è sottolineato dall’incedere martellante dei tamburi e dagli squilli delle chiarine. || XII secolo, per il mondo della guerra, è un’epoca di grandi sviluppi tecnologici, culturali e sociali che resero inevitabile una vistosa trasformazione delle tattiche e del ruolo della cavalleria.
Nell’Alto Medioevo era dovere morale e cavalleresco di ciascun nobile rispondere al richiamo bellico fornendo “di tasca propria” uomini e mezzi, arcieri e fanteria, oltre, naturalmente, alla propria personale e valorosa partecipazione alla guerra. I nuovi eserciti ebbero al centro piccole unità di cavalieri, elitarie e costosissime.
Infatti il “mestiere delle armi” rappresentava una professione a tempo pieno. Per ulteriore conseguenza, si radicava una netta stratificazione della società tra nobiltà e gente comune.
Ecco giungere il Capitano, seguito da un cavaliere, entrambi armati e con abiti di nuova fattura.
Il grosso degli armati era composto da fanti, contadini arruolati forzatamente o mercenari al soldo del Comune.
Il gruppo di uomini d’arme è illustrato dalla complessità degli armamenti: dagli spadoni sino alle baliste, passando per cavalieri con pesanti usberghi; il tutto per giungere al vero gioiello della sfilata: la cavalleria.
Un cavaliere medievale, di norma, era un soldato a cavallo e munito di armatura, spesso legato alla nobiltà se non addirittura alla casa reale, sebbene i cavalieri potessero essere uomini di estrazione sociale alquanto umile, e perfino “non liberi”. Il costo delle armature, dei cavalli e delle armi era ingente. Ciò, assieme ad altre cause, contribuì a trasformare quella di cavaliere in una classe sociale distinta dagli altri guerrieri. La cavalleria nell’Europa del XII secolo era composta esclusivamente da nobili. Era considerata una macchina da guerra perfetta ed infallibile che, attraverso la cosiddetta carica, era in grado si sbaragliare gruppi di fanti e, soprattutto, qualsiasi esercito medievale.
A seguire, la Castellana con mantello e abito di nuova fattura accompagnata dalle dame che recano il suo corredo
Chiudono la sfilata un corteo di dame, bambini e popolani.
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